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    La pieve di Lubaco è situata a circa 350 m s.l.m, nel comune di Pontassieve in diocesi di Fiesole (vedi mappa). Il toponimo Lubaco è di origine incerta, l'origine più accreditata pare essere "l'Opaco", cioè all'ombra, data la posizione un po' nascosta dietro una collina sul versante ovest della stessa. Altre etimologie sono state avanzate ma non sembrano molto convincenti, e comunque senza precise dimostrazioni filologiche.

    Alcune fonti storiche, dall'XI secolo in poi, citano nella zona circostante l'attuale pieve almeno due chiese parrocchiali: la pieve di San Gervasio e Protasio in Alpiniano e la chiesa di San Martino a Castellubaco. La prima, nel XIV secolo era già rovina, l'altra quella di San Martino era già stata precedentemente abbandonata in seguito a un terremoto. L'attuale struttura è probabile che sia stata costruita con i materiali di recupero delle precedenti chiese, sopra a quella che in passato era dedicata San Gervasio; il rifacimento della pavimentazione ha riportato alla luce parte del perimetro della vecchia chiesa.

    La struttura come oggi è visibile ha acquisito il titolo di pieve nel 1526. Ha una pianta a capanna in stile romanico senza colonne all'interno (demolite nel XVIII secolo). Il campanile a vela posto sull'abside, è ovviamente posticcio; probabilmente un campanile molto più grande e a pianta quadrata affiancava la Chiesa, ma non abbiamo documenti in possesso che ne dimostrano l'effettiva costruzione e il suo preciso collocamento. All'ingresso della Chiesa vi si accede scendendo da una scalinata seguita dal caratteristico sagrato, dopodiché altri cinque scalini conducono all'interno della struttura stessa. E' l'unico esempio di chiesa nella diocesi di Fiesole in cui si entra scendendo.

    A metà della parete di destra troviamo il bellissimo fonte battesimale dell'XI secolo, originario della sopra citata chiesa di San Gervasio, mentre in fondo ai lati dell'abside abbiamo: alla parete di destra su un piccolo altare, una bellissima copia di una tela di Benedetto da Empoli, raffigurante l'annunciazione alla Vergine Maria; dall'altro lato sempre sopra un piccolo altare un dipinto di un autore ignoto della scuola fiorentina del XVII secolo, rappresentante le figure: di Sant'Antonio abate, di San Domenico e di Sant'Agostino.

    Sopra il portone d'ingresso ci sono due opere del pittore Silvestro Pistolesi che raffigurano: San Martino (all'esterno), e una mensa eucaristica con pane e vino (all'interno). Sempre sopra l'ingresso principale c'è un grande rosone in vetro lavorato raffigurante il santo patrono Martino.

    Infine, il riadattamento interno, secondo le disposizioni dell'ultima riforma liturgica è stato eseguito alla fine degli anni '70, con l'eliminazione della balaustra, la costruzione dell'ambone, e lo spostamento nel tabernacolo da sopra l'altare maggiore a uno dei piccoli altari laterali.

 

(Tratto da fonti multiple)